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Coffee Break

L’amletico dubbio di un giornalista 

Buone scarpe, fiuto per la notizia, un taccuino (ma vanno benissimo anche un foglio carta, un quadernetto, una vecchia agenda o un block notes) e una penna. Erano (e per molti aspetti lo sono ancora) gli strumenti di lavoro di un giornalista.


 

Ecco l’ho detto, anzi l’ho scritto: giornalista. Appunto. Oggi più di ieri, chi dice di voler fare il giornalista, spesso si sente rispondere: “Cambia mestiere, finché sei ancora in tempo!”. Me lo sono sentito dire anch’io, non l’altro ieri, ma circa 20 anni fa, quando il mio percorso professionale, più che all’inizio era ancora una semplice ipotesi. Passano gli anni, cambiano i tempi e con loro la società e le professioni. Spesso, e qui sta forse l’errore, non cambiano le risposte che diamo a fronte di scenari mutevoli e mutati. Forse per pigrizia, forse per abitudine. Chissà.

Io ho provato a cambiare risposta e a un giovane aspirante giornalista, che recentemente mi ha manifestato la sua volontà di diventarlo, anziché suggerire di “cambiare mestiere” ho suggerito di “cambiare IL mestiere” o almeno di provarci. E di partire dall’ascolto delle proprie “corde”, delle proprie inclinazioni. Di utilizzare tutti gli strumenti tradizionali (quelli elencati all’inizio), ma di allargare sia la “cassetta degli attrezzi” e metterci dentro smartphone, tablet, pc, sia la veduta di orizzonti: non solo giornali, tv, agenzie, web, ma anche altri canali, quali agenzie di comunicazione, aziende, settore no profit, realtà che abbiano fame e necessità di comunicazione.

A pensarci bene, infatti, il giornalista è da sempre un mediatore (infatti, lavora nei media) e un comunicatore (perché comunica qualcosa a un determinato pubblico). E per comunicare, una storia, un evento, un prodotto, o cosa fa un azienda, un’associazione ecc. ecc. serve sempre, e certamente, la notizia e quindi un giornalista che sappia coglierla, tradurla in storia, trasformarla in parola scritta e adattarla al canale comunicativo più idoneo, sia questo un comunicato stampa, una newsletter, un post per i social.

Insomma chi vuol fare il giornalista, oggi, non deve partire con l’idea che forse è bene “cambiare mestiere”, ma con la convinzione che ha davanti a sé l’opportunità di  “cambiare IL mestiere”.   

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